Il 26 dicembre 1476, nella Chiesa di Santo Stefano di Milano, tre congiurati pugnalarono il Duca di Milano durante la messa. Un omicidio pubblico, fulmineo, quasi teatrale, che scosse il Quattrocento milanese e aprì una stagione di instabilità destinata a cambiare per sempre la storia degli Sforza e della città.
Il giorno di Santo Stefano che cambiò tutto Milano, 26 dicembre 1476.
La chiesa di Santo Stefano di Milano è piena di fedeli e cortigiani. Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, entra con il suo seguito. Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti lo attaccano con i pugnali. È un omicidio davanti a tutti, consumato nello spazio di pochi istanti. Il duca muore sul pavimento della chiesa. Milano è sotto shock.
La chiesa di Santo Stefano, ancora oggi visitabile, incastonata nel tessuto del centro storico, porta con sé il peso di quel giorno. Per chi sa dove guardare, le pietre raccontano ancora quella storia. Ma la storia non finisce con la morte del duca. Anzi, è proprio lì che comincia la parte più complicata.
Chi era Galeazzo Maria Sforza?
Galeazzo Maria Sforza era il quinto duca di Milano, figlio del grande Francesco. Salito al potere nel 1466, aveva mostrato fin da subito un carattere contraddittorio: capace di sfoggi di magnificenza straordinari, amante della musica e committente di affreschi, ma anche crudele e impopolare secondo molte cronache del tempo.
Aveva trasformato la corte del Castello Sforzesco in un palcoscenico di lusso, e aveva accumulato nemici. Nella Milano nel Medioevo, il potere non si portava solo con le armi: si costruiva con alleanze, matrimoni, mecenatismo. E si perdeva spesso con la stessa velocità con cui si era guadagnato. I tre congiurati si ispiravano agli esempi classici di Bruto e Cassiodoro: uccidere il tiranno come atto di virtù civica. La realtà fu molto più brutale e meno gloriosa di quanto avessero immaginato.
Le lotte per il potere
La morte del Duca di Milano non chiuse la storia: la complicò. Il figlio e successore, Gian Galeazzo Sforza, aveva soli sette anni. Fu la madre, Bona di Savoia, a reggere la reggenza, ma per poco: lo zio Ludovico il Moro scalò rapidamente il potere, relegando il nipote a un ruolo sempre più marginale fino alla sua morte prematura nel 1494.
La vicenda di Gian Galeazzo Sforza è una delle più malinconiche del Quattrocento milanese: un duca nominale, strumento in una partita che non riusciva a controllare. Uno sfondo perfetto per capire come funzionava davvero il potere nel Medioevo milanese, non nei libri di storia, ma nelle piazze, nei palazzi, nelle corporazioni, nei mercati.
Il tour ScopriMI: rivivere le dinamiche di potere medievali

È precisamente questa complessità che il tour esperienziale ScopriMI dedicato alla Milano medievale di Ad Artem porta in scena. Il percorso attraversa le piazze storiche della città, da Piazza Sant'Ambrogio a Piazza dei Mercanti, un tempo vero centro del commercio e della vita civica, ricostruendo le tensioni, le alleanze e i conflitti che animavano la Milano medievale.
I partecipanti non sono spettatori: diventano cittadini medievali. Vengono divisi in fazioni — mercanti, nobili, religiosi, corporazioni — e si sfidano in prove e giochi che ripercorrono le stesse dinamiche sociali e politiche dell'epoca. Le logiche di potere che portarono alla congiura del 1476 non sono lontane: sono la struttura stessa del gioco.
Un laboratorio a cielo aperto nel cuore della città
Grazie al kit ScopriMI, shopper, taccuino personale e materiali per le attività, ogni tappa diventa un momento di scoperta attiva. Non si tratta di seguire passivamente la guida di Ad Artem: si tratta di entrare in dialogo con la città, annotare intuizioni, cogliere dettagli che normalmente restano invisibili, collaborare per risolvere i misteri del percorso fino alla soluzione finale nella piazza conclusiva. Il Quattrocento milanese non è un'epoca lontana. È una città che aspetta di essere riscoperta, vicolo per vicolo e ScopriMI è il modo più coinvolgente per farlo.
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